La fotografia del Molise
Umberto Berardo
17 Febbraio 2010 07:02
In una recente trasmissione fiume su Telemolise Michele Iorio ha avuto tutto lo spazio possibile ed immaginabile per fare un consuntivo della sua azione di governo della regione ed il quadro delineato ovviamente non poteva che essere ottimistico, perché, se così non fosse stato, il presidente della giunta regionale sarebbe apparso autolesionista.
Tale trasmissione televisiva, sapientemente orchestrata e senza alcun diretto contraddittorio, ha avuto come unico scopo quello di fare da cassa di risonanza del potere, ma certo non ha reso un servizio utile ai cittadini che hanno, crediamo, il diritto ad un’informazione plurale e corretta democraticamente.
Michele Iorio, secondo noi, sta governando il Molise con criteri politici datati e senza una seria programmazione a livello territoriale, economico, infrastrutturale, culturale e sociale; è consapevole che la regione vive tra mille difficoltà e perciò siamo convinti che l’ottimismo manifestato da lui sulla realtà regionale sia soprattutto di facciata.
Sa, il presidente, che il governo della regione fa acqua nelle commissioni consiliari, come in molti assessorati e noi cominciamo perfino a sospettare che l’alternanza nelle deleghe in giunta non abbia solo scopi di gratitudine elettorale a questo o quel portatore di voti, ma serva forse a cercare pure qualche carta vincente che difficilmente si riesce a trovare.
Ci sono assessorati, commissioni ed enti subregionali in cui il lavoro di studio, di ricerca e di programmazione non solo segna il passo, ma in molti casi risulta inconsistente.
È il frutto dell’assenza di merito e di competenze in nomine che obbediscono a giochi di potere?
Il Molise ha una rete stradale ancora antiquata, servizi sul territorio approssimativi, una realtà culturale povera ed assolutamente non incentivata se non nelle poche manifestazioni estive, un sistema scolastico ed una rete d’istituti abbandonati a se stessi da anni nelle strutture e perfino nella sicurezza degli edifici, ma soprattutto una condizione economica critica non solo nella ricerca e nello sviluppo, ma perfino nella tenuta delle aziende esistenti, come stiamo purtroppo constatando ad esempio in Geomeccanica, nella Ittierre, nello Zuccherificio ed in tante altre aziende nel settore della produzione e nei servizi.
In questi giorni finalmente, dopo l’allarme che in tanti da tempo abbiamo lanciato sul fenomeno, ci si accorge che il fenomeno droga nel Molise non ha più argini, mentre andava affrontato per tempo con una programmazione di politiche giovanili per il tempo libero che non ha da noi mai mosso un passo.
L’opposizione in consiglio regionale sembra anch’essa priva di idee in merito ai principali problemi esistenziali dei cittadini, ma soprattutto, con qualche eccezione, appare del tutto scollegata dall’opinione pubblica la quale, nel migliore dei casi, come abbiamo più volte scritto, rimane assuefatta o assente.
Un altro ritratto del Molise è quello che ci viene presentato da Vinicio D’Ambrosio nel volume “Il regno del Molise”.
È un’analisi spregiudicata e documentatissima di sprechi, scandali, costi assurdi ed assoluta insufficienza della politica molisana.
La descrizione presente nel libro delle deficienze nei diversi settori della vita pubblica in regione è francamente sconcertante nei numeri, ma anche nella ricerca delle responsabilità.
D’Ambrosio critica aspramente gli errori delle giunte regionali del Molise, ma anche, pur con qualche distinguo, per ciò che riguarda le riforme amministrative e la programmazione di una società regionale avanzata, la mediocrità delle classi dirigenti di maggioranza ed opposizione, come l’assenza di denuncia e di proposta delle organizzazioni imprenditoriali, del sindacato e delle associazioni che operano nel sociale e nel volontariato.
Manca forse nel suo volume un’attenzione più accurata e su orizzonti variegati per il ruolo degli intellettuali e della funzione dei giornalisti in questa regione, perché molti hanno mantenuto una cristallina libertà di ricerca e di elaborazione culturale, ma esistono pure quelli che nuotano senza ritegno nel fiume degli incarichi e della distribuzione delle briciole.
L’autore si chiede anche nel capitolo conclusivo quale contributo abbia dato
Occorre ad esempio sottolineare che in questi anni hanno lavorato, a livello di studio, di ricerca e di proposta, anche le altre chiese diocesane e tra esse quella di Trivento che, attraverso
Questa struttura non ha prodotto solo indagini sociologiche, come quella che riguarda lo spopolamento delle aree interne e citata da D’Ambrosio nel suo saggio, ma più volte ha organizzato convegni e gruppi di studio che sono intervenuti sull’operato del Consiglio regionale con una lettera aperta del 31 agosto 2007, ma hanno anche elaborato proposte di riorganizzazione della pubblica amministrazione, dei servizi e dell’economia che sono state rese pubbliche con i “Quaderni della solidarietà”.
Molte idee di carattere amministrativo, sociale, culturale, economico e politico sono presenti pure nel nostro ultimo saggio dal titolo “Se si sveglia l’utopia”.
Recentemente, facendo spontaneamente rete tra intellettuali attraverso il web, abbiamo anche costituito gruppi di studio per elaborare documenti di proposta concreta sui temi dei criteri di organizzazione delle fonti energetiche, del futuro del sistema scolastico e soprattutto ci siamo occupati della legge sul nuovo Statuto regionale esprimendo i nostri suggerimenti in merito.
Come il lavoro utile della Caritas diocesana di Trivento, vorremmo anche ricordare quello delle molte associazioni culturali che si sono mosse positivamente sul territorio ed in particolare il “Movimento non Violento” e “Politica, Democrazia e Partecipazione” organizzati rispettivamente dai compianti Piergiorgio Acquistapace e Clodomiro Niro.
Al lavoro di progettazione politica della seconda di queste associazioni tra l’altro si deve una proposta di legge di iniziativa popolare sulla revisione delle indennità dei consiglieri regionali pubblicata dalla rivista “il Ponte” e mai seriamente appoggiata da nessuna forza politica allora presente in consiglio regionale.
Oggi in regione l’elaborazione della proposta politica tra i partiti appare problematica o addirittura spenta, ma stanno nascendo per fortuna diversi mezzi d’informazione e tante attive associazioni culturali, politiche e sociali legate in particolar modo al mondo del volontariato.
Noi pensiamo che ad esse ed al lavoro sinergico degli intellettuali onesti, capaci e disinteressati bisogna guardare non solo per analisi di tipo critico, ma soprattutto per definire in maniera chiara e precisa le linee concrete della società molisana che vorremmo indirizzata alla giustizia sociale ed al bene di tutti e di ciascuno.
Abbiamo il dovere di lavorare politicamente perché per le future generazioni esista una collettività fondata sui diritti e non sui favori.
Ecco. È questa la fotografia del Molise che sogniamo!
finifini i tortellini in data 17 Febbraio 2010 15:02
benito rm in data 17 Febbraio 2010 14:02Inserisici il tuo Commento
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